Psicologia e psicologo: chiarimenti

Blog di psicologia

Vorrei iniziare subito con un argomento sempre attuale: cosa è la psicologia e di cosa si occupa lo psicologo.

Partiamo dall’etimologia della parola psicologia: in greco psyché significa spirito, anima e logos significa discorso, studio. Quindi la psicologia è lo studio dello spirito che si occupa di studiare la mente, i processi cognitivi, il comportamento individuale e di gruppo e i rapporti tra soggetto e ambiente.

La psicologia inoltre è una disciplina composita, cioè si può avvalere di metodi sperimentali di ricerca, etnograficamente orientati, di metodi incentrati sull’aspetto sociale e di gruppo oppure ancora incentrati su una dimensione individuale. Sulla base di queste differenze sono sorti vari approcci attraverso cui studiare i fenomeni con un bagaglio teorico e strumentale propri.

Risulta allora chiaro che la figura dello psicologo rappresenta una determinata corrente di pensiero, una scelta del fenomeno su cui concentrare il proprio lavoro e di conseguenza una metodologia specifica.

Luoghi comuni riguardo allo psicologo

Sulla base delle cose esposte finora, vorrei affrontare tre luoghi comuni che spesso emergono parlando della psicologia e dello psicologo.

Lo psicologo è per i matti

Il primo riguarda il fatto che se una persona si reca dallo psicologo è matto. Niente di più sbagliato. Proviamo a pensare alcune situazioni che si possono verificare nella vita di tutti i giorni: un adolescente alle prese con la scelta della scuola superiore, una coppia che non riesce ad avere figli, una donna che fa fatica a superare il lutto di un caro, un uomo in difficoltà ad integrarsi in un nuovo posto di lavoro, o ancora un bambino vittima di abusi.

Riflettendo su tali esempi non credo che nessuno di questi possa rappresentare una patologia mentale. In questi casi lo psicologo costruisce un contesto di sostegno, in cui predilige un dialogo basato sull’ascolto attivo, una valorizzazione delle risorse della persona che si trova di fronte, analizza con essa i vissuti emotivi e taciti in modo da poterli esplicitare e riformulare in modo più consono e costruttivo in relazione all’obiettivo.

Ci sono naturalmente difficoltà che non si possono affrontare mediante sostegno psicologico, ma necessitano di un lavoro psicoterapeutico più approfondito e con delle metodologie e delle tecniche più specifiche, ma ancora una volta non è detto che si abbia a che fare con un matto.

In ogni caso, mi sembra doveroso dirlo, è il paziente a svolgere la maggior parte del lavoro: lo psicologo lo supporta con gli strumenti che ha a disposizione in tutto il percorso ma è lui che deve “sporcarsi le mani”, mettersi in gioco e accettare che ci saranno volte in cui uscirà dallo studio dello psicologo più distrutto di quando è arrivato, più arrabbiato, più confuso. È anche attraverso questi vissuti che giungerà ad un  nuovo benessere psicologico.

Lo psicologo è  un mago

A questo proposito, cioè al fatto che lo psicologo co-costruisca insieme al paziente una nuova e più funzionale storia di sé mette in scacco un altro luogo comune: che lo psicologo legga nella mente del paziente e gli dia la soluzione fatta e finita. Lo psicologo non è né un mago né un veggente. Ancora una volta è il paziente che si racconta e lo psicologo che lo aiuta a costruire una nuova storia affinché possa risolvere le proprie difficoltà: senza questa collaborazione attiva non si arriverebbe da nessuna parte.

Lo psicologo ti giudica

Infine, un ultimo pensiero che credo meriti attenzione riguarda il fatto che lo psicologo non ha il ruolo di giudice. A mio parere alcune persone non se la sentono di rivolgersi a lui per paura di essere etichettate come cattive, depravate e così via. Ma se, come detto finora, lo psicologo crea un contesto di ascolto, collaborazione, empatia e rispetto, come può, accanto a questi aspetti, inserire il giudizio? Sarebbe paradossale e sicuramente controproducente ai fini del lavoro. Il compito di giudicare viene affidato ad altre figure professionali e non certamente a chi cerca di promuovere il benessere dei propri pazienti.

Per concludere, spero di aver aperto alcuni spunti di riflessione e di aver chiarito un po’ meglio le funzioni della figura dello psicologo, figura tanto conosciuta ma in effetti poco compresa o confusa con altre a lei affini

One thought on “Psicologia e psicologo: chiarimenti

  1. Psicologa o, come a me piace dire, Psyco.
    Certo non è necessario chiamarsi Norman Bates, per sentirsi in diritto/dovere di rivolgersi ad uno psicologo.
    Ma chiaro e, purtroppo, condivido parte dell’articolo, molte persone ritengono che solo i “matti” necessitano.
    Proprio in questi giorni, affrontando temi legati ai rapporti interpersonali tra familiari e/o legati al lutto, mi sento dire:
    “è presto, è ancora troppo presto”.
    Ebbene si, la risposta alla domanda:
    “perché non parli un pò con una psicologa? …ti farebbe bene esternare tutto ciò”
    la risposta è stata:
    “è ancora troppo presto, prima devo…”
    Ma devo cosa???
    …devi “guarire” forse?
    *
    Diversamente dal modello anglosassone, la nostra mentalità diciamo “mediterranea”, è ancora molto radicata ai concetti della famiglia, del tenere per se, del trattare tutto in casa.
    Niente di più errato quando si trattava di tematiche che non ti lasciano la serenità di affrontare e superare il momento che stai vivendo.
    *
    Personalmente, ritengo che il supporto di una persona preparata, in grado di accompagnarti, senza giudizio, senza sfera di cristallo, ma solo lasciandoti il tempo di riflettere, di esternare, di vivere le emozioni che da solo non affronti, sia indispensabile per raggiungere il proprio equilibrio.
    La Psyco, è colei che ha “una mano protesa verso di te”, una mano che ti accompagna e ti da la forza di superare ogni ostacolo, anche quelli che, a te, sembrano “insuperabili”.
    Grazie Dottoressa.

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