I pregiudizi e gli stereotipi nelle relazioni sociali

Le premesse nelle relazioni sociali

Spesso mi sono interrogata sul significato delle parole “ pregiudizio” e “stereotipo” e che tipo di ricadute sociali generano.
Il pregiudizio si può definire come l’insieme di credenze e convinzioni personali, concepite non dall’esperienza diretta ma sulla base di voci comuni, che influenzano e condizionano la valutazione di persone, cose e fatti.


Il più delle volte i pregiudizi si traducono in una modificazione del comportamento che influenza notevolmente le relazioni con gli altri e ne modifica a sua volta il comportamento. Faccio un esempio: Alice si è convinta che i veneti sono persone estremamente litigiose perciò, incontrando il cugino veneto del fidanzato, adotterà un atteggiamento provocatorio, con l’intento di difendersi dagli “inevitabili” attacchi che si aspetta. Il cugino percepirà questo suo atteggiamento come ostile e ingiustificato e reagirà mettendosi sulla difensiva nei confronti di Alice, che lo percepirà come litigioso. Pertanto Alice non fa che indurre il cugino a comportarsi come crede si comporti un veneto, avvalorando il suo pregiudizio. E’ la classica profezia che si autoavvera.
Lo stereotipo invece incarna uno schema mentale, spesso errato, che permette di valutare una persona o prevederne il comportamento attraverso l’ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie di quella categoria, trascurando però tutte le possibili differenze presenti all’interno della stessa. Se, ad esempio, stiamo guidando e la macchina davanti a noi va particolarmente piano  penseremo che al volante c’è una donna perché lo stereotipo vuole che le donne non abbiano spiccate doti di guida: se così fosse lo stereotipo sarebbe confermato, se fosse un uomo penseremmo invece che si tratta dell’eccezione che conferma la regola.
Pertanto, possiamo considerare stereotipi e pregiudizi come degli strumenti, delle scorciatoie mentali che utilizziamo, ad esempio, quando dobbiamo farci un’idea della persona che abbiamo di fronte, quando dobbiamo prendere una decisione e così via.
Ma se da una parte ci risparmiano la fatica mentale di processare tutto quello che ci sta attorno, è anche vero che possono diventare dei limiti in quanto, a fronte di una nuova situazione, noi applicheremo la solita lettura e lo stesso procedimento perché siamo abituati così e ci riesce più comodo e facile. Se riflettiamo, anche solo per un attimo, sul fatto che ogni situazione può essere interpretata con “lenti” differenti, cioè possono esserci molteplici punti di vista, dobbiamo diventare consapevoli del fatto che esiste sempre una versione altra della questione e che, quindi, è opportuno allargare il nostro punto di vista, prendere una posizione diversa da quella che adottiamo abitualmente ed allenarci a intravedere i diversi significati che quella questione contiene. Riflettere sulle proprie e altrui premesse, quindi sull’insieme di pregiudizi, stereotipi, credenze che ci guidano nell’esperienza quotidiana, significa vedere realmente l’altro, riconoscerlo e coglierne le differenze. Perciò, il confronto e le relazioni interpersonali portano ad uno svelamento di significati nuovi, alla percezione di una non unicità di pensiero e ad un nuovo livello di consapevolezza, maturazione e conoscenza personale. Il capire come leggiamo un comportamento ci aiuta a capire che schemi impieghiamo, cosa proviamo e il contesto in cui siamo.
Questo esercizio fa sì che la nostra mente non rimanga impigliata in protocolli standardizzati, bensì sia in grado di lavorare con una pluralità di vedute, che le riconosca realmente e che, attraverso i processi che Piaget definiva di assimilazione e accomodamento, possa integrare nei “protocolli” precedenti quelli nuovi. Non è certo un compito facile: si tratta di un lavoro di analisi personale, attraverso il quale ci si trova a fare i conti con aspetti di sé che non si credeva fossero denotati in quel modo. Una persona che si ritiene ampia di vedute può accorgersi che in realtà è piena di pregiudizi!
Le nostre premesse si trovano sotto le piante dei piedi, perciò non le vediamo ma ci accompagnano ovunque. Prendere coraggio e sbirciare sotto i nostri piedi ci renderebbe più consapevoli di ciò che siamo e perché leggiamo la realtà, ci relazioniamo, agiamo e sentiamo in uno specifico modo e ci permetterebbe di coltivare possibili nuovi scenari di noi stessi.

 

2 thoughts on “I pregiudizi e gli stereotipi nelle relazioni sociali

  1. Molto interessante! Grazie per le riflessioni che mi ha suscitato questo articolo. Però non sono daccordo sull’esempio del veneto. Se io Alice sono convinta che i veneti sono litigiosi, il mio atteggiamento nei confronti del cugino veneto (il cui atteggiamento sono sicura sia litigioso) sarà finalizzato ad evitare lo scontro. Porsi con un atteggiamento provocatorio, indubbiamente porterebbe allo scontro. E sapendo (essendone convinti) che il cugino è litigioso perchè comportarmi in modo tale da scatenare uno scontro?? Se so che è litigioso cerco di evitare il litigio, no?

    1. Ciao Luca, grazie per l’intervento. La tua osservazione è corretta, considera però che ognuno di noi è un Alice con una propria personalità e un bakground specifico, perciò, sulla base di questi elementi, si relazionerà col cugino nel modo che più si confà a tali elementi. Il bello di avere forma mentis differenti fa sì che i comportamenti che produciamo non siano mai uguali gli uni agli altri e che ci sia sempre una modalità diversa, e da noi magari non compresa, di reagire.

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