Influenza sociale

La moda, l’ agire e il pensare in un certo modo, le scelte che una persona prende sono elementi che si possono condurre a un fenomeno sociale chiamato “ influenza ”. In questo articolo mi piacerebbe approfondire tale fenomeno, considerandone i protagonisti, le cause e gli effetti.

Partiamo dalla definizione di influenza sociale: secondo la docente universitaria Mucchi Faina, questo fenomeno si può definire come “approfondimento delle modalità con cui i processi mentali, le emozioni e i comportamenti degli individui sono modificati dalla presenza, effettiva o simbolica, di altri individui” (Mucchi Faina, 1996).
Ciò significa che esistono una fonte e un bersaglio: la prima, che si può anche definire agente di influenza fa sì che il secondo vada a modificare le proprie idee, il proprio comportamento e i propri sentimenti in conseguenza delle sue idee, comportamenti e sentimenti. Naturalmente può accadere che il bersaglio non assecondi l’influenza della fonte e reagisca ribellandosi o mantenendo la sua posizione.

All’interno di questo contesto identifichiamo la fonte in uno o più individui, in una collettività o in un’istituzione che comunicano un messaggio che il bersaglio ha il compito di rielaborare. Queste fonti sono caratterizzate da credibilità, attrazione e potere, attributi che determinano il livello di intensità dell’ influenza. Ad esempio, una fonte credibile può indurre un soggetto a interiorizzare profondamente un messaggio, mentre una fonte attraente lo può spingere ad identificarsi con essa. Infine, una fonte di potere può spingere a un cambiamento solo superficiale del comportamento dell’individuo, in relazione all’eventuale premio o punizione che ess può conferire.
Il bersaglio, invece, rappresenta il vero soggetto di tutto il processo, in quanto è riposto nelle sue mani il successo o il fallimento dell’influenza. Recependo il messaggio, il bersaglio lo rielabora tenendo conto delle emozioni che prova, delle informazioni di cui è in possesso e delle motivazioni che lo muovono. Pertanto, come afferma Mucchi Faina nel suo libro “L’influenza sociale” è opportuno considerare questo fenomeno come ”l’effetto dell’incontro tra l’esperienza del bersaglio e lo stimolo a cui esso è esposto”.

A livello sociale possiamo identificare nella maggioranza la più notevole fonte di influenza: l’individuo, nella folla, acquisisce un sentimento di forza invincibile e tende a sacrificare il proprio interesse personale a favore di quello collettivo, conformandosi cioè con esso. A proposito di conformità, definita da Ash come “l’adesione ad un’opinione o a un comportamento prevalente anche quando questi sono in contrasto col proprio modo di pensare” (Ash, 1948), diversi autori si sono interessati a tale tema, contribuendo con numerosi studi che hanno dimostrato come l’individuo venga indotto a compiere azioni contrarie al proprio modo di sentire e agire in funzione dell’influenza maggioritaria. Ma per quale motivo si cede alla maggioranza? Secondo Ash per tre ragioni: deformazione percettiva, deformazione di giudizio e bisogno di non sembrare diversi, cioè se i soggetti accolgono largamente la posizione della maggioranza è perché pensano di essere meno esperti di essa, se temono ritorsioni o se l’accordo con gli altri crea in loro un benessere psicologico. Anche l’autostima gioca un ruolo importante nel processo di conformità. Quanto più un soggetto ha un buon livello di autostima e meno facilmente si lascerà trascinare dal gruppo, e viceversa. (Ash, 1951)

A questo punto credo sia importante fare una rapida distinzione tra il concetto di conformità e quello di conformismo: la conformità semplifica e facilita la comprensione di una realtà sociale complessa, consentendo di misurarsi con gli altri e integrarsi in un gruppo, agendo dunque come fattore di coesione e integrazione sociale (Ash, 1961); il conformismo può provocare un abbassamento del livello di autostima che conduce sempre più a dipendere dagli altri, produce una limitazione delle capacità creative, della propria autonomia e della propria identità.
Esiste un modo per “resistere” all’influenza sociale?
Premesso che è impossibile rimanere del tutto immuni dall’influenza, bisogna anche dire che resisterle può non essere la cosa migliore poiché può impedire il confronto e lo sperimentare nuove esperienze, anche se rimane indubbiamente importante avere la capacità di difendersi di fronte ad un’influenza pressante.
Pertanto potrebbe risultare utile divenire soggetti attivi nel mondo e riflettere criticamente sulla continua influenza che la televisione, la pubblicità e le risate preregistrate hanno su di noi, provando, a seconda delle occasioni, a interpretare l’influenza come aiuto o come prevaricazione.

 

Riferimenti bibliografici

Ash, S., The doctrine of suggestion, prestige and imitationin social psychology, in “Psychological Review”, 55, pp. 250-276, 1948
Ash, S., Effects of group pressure upon the modification and distortion of judgment, in H. Guetzow, Groups, leadership and men, Pittsburg, The Carnage Press, pp. 177-190, 1951
Ash, S., Issue in the study of social influences on judgment, in I.A.Berg e B.M. Bass, Conformity and deviation, New York, Harper, 1961
Mucchi Faina, A., L’influenza sociale, il Mulino editore, 1996

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