La vita ai tempi dei social

Dott.ssa Licini Psicologa Bergamo

Di questi tempi le persone provano un desiderio smisurato di condividere la propria vita sui social media: grazie a canali come Facebook, Twitter, Instagram ognuno di noi può in pochi secondi informare gli altri di dov’è, con chi, cosa sta facendo e così via. In questo articolo cercherò di analizzare la necessità di render partecipi gli altri del proprio “modus vivendi” e le motivazioni che spingono a farlo attraverso i social.


La prima risiede nel bisogno di esser visti e di vedere confermata la propria esistenza: se ad esempio pubblico il luogo in cui mi trovo o le persone con cui sono in quel momento “obbligo” gli altri a dedicare qualche secondo della loro attenzione a me. Se poi ottengo anche dei feedback ricevo ulteriore conferma che sono, almeno da un certo punto di vista, importante per loro. Il bisogno di essere riconosciuti va a braccetto con l’autostima per se stessi e di conseguenza ne aumenta o diminuisce il valore proprio a seconda dei feedback che riceviamo o non riceviamo.
Se ci fermiamo a riflettere su ciò che proviamo quando riceviamo numerosi like riconosceremo un certo benessere rispetto all’idea che abbiamo di noi stessi, ci sentiremo in qualche modo vincenti. Al contrario, se pubblichiamo uno stato che nessuno commenta o condivide ci sentiremo di non valere nulla e quindi saremo scoraggiati nel pubblicare altro.
Un’altra ragione, che potrebbe essere una declinazione di quella precedente, riguarda il bisogno di sentirsi parte di un gruppo:se, ad esempio, faccio parte di un gruppo di cucina, ho idea che se pubblicherò immagini, eventi, notizie legati all’interesse per la cucina, i membri del gruppo mi accetteranno maggiormente e,di riflesso, condivideranno ulteriormente con me altro materiale sull’argomento. In altre parole, condividendo un interesse aumenta il livello di affiatamento tra i membri del gruppo.
La terza ragione, che potrebbe essere la più condivisa, è legata all’esibizionismo: banalmente io pubblico ogni attimo della mia vita perchè ritengo che sia interessante, magari migliore rispetto a quello che pubblicano gli altri, oppure perchè, dato che è una cosa che piace a me,automaticamente deve piacere anche agli altri. L’essere d’accordo con questa posizione è naturalmente un’altra questione.
Ancora, il bisogno di condividere può nascere dall’ufficializzazione di un impegno: io sono a dieta,pubblico le foto di ciò che preparo e, così facendo,dichiaro apertamente il mio impegno a non mangiare altro se non ciò che ho mostrato. Avere un pubblico che sa ciò che faccio mi stimola a perseverare nell’obiettivo che mi sono posto, e se “sgarro” devo fare i conti con la mia coscienza.
I social, però, non sono solo canali di informazioni frivole e superficiali:spesso riportano all’attenzione di notizie e fatti importanti, dalla violenza sulle donne al problema dell’immigrazione, ai diritti delle coppie omosessuali, alla politica, al surriscaldamento globale, agli attentati e via dicendo. Perciò possono essere utilissimi nella diffusione di notizie scomode di cui magari i quotidiani non accennano nemmeno. Mi Viene in mente il pride organizzato recentemente dai cittadini bergamaschi di cui la principale testata giornalistica del territorio non ha neppure dedicato una riga.
In qualche modo,quindi, i canali della rete incarnano l’onere di dire tutto, a volte in modo cruento, a volte in modo sbagliato, ciò che succede nel mondo. E quindi le persone decidono di abbracciare la tal causa e condividere con gli altri utenti della rete idee, commenti, immagini. Il desiderio di tale condivisione risiede perciò nel voler mettere in rilievo le notizie che passano in sordina ai più e creare una coscienza sociale più attiva e consapevole.
Esiste,infine, uno spirito più economico che spinge le persone a pubblicare on line: sto pensando agli imprenditori, ai professionisti e ai piccoli commercianti che decidono di promuovere la propria attività attraverso i social. Il numero di utenti che raggiungo attraverso un post pubblicato è notevolmente superiore a quello che otterrei con del volantinaggio. In fondo, il post viaggia un pò come passaparola, la gente lo vede, magari gli appiccica un like e,perchè no,lo condivide a sua volta con i suoi amici. Il risultato è una maggior visibilità della propria attività o proposta commerciale e un più ampio raggio di utenti raggiunti. È una pubblicità che ottiene sicuramente più successo e più reazioni in chi la riceve.

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